QUARTO. 28 l
scienza saper non potrebbe. E quindi è natouso tra gli pepici di invocare Apollo e leMuse , o qualche altra divinità , pi-ima divenire a i lor racconti ; anzi tornano all’ in-vocazione e alle preghiere , qualunque voltaincontra loro di dovere raccontar cosa diqualche maggior rilievo e di qualche maggiordifficoltà. Come veggiamo aver fatto Virgilio,che avendo nel principio della sua Eneide in-vocata la Musa, acciocché gli mostri le cir-costanze tutte di quell’ impresa , torna poiall’ invocazione e alle preghiere là dove glioccorre di dover dire quali fossero all’ arrivodi Enea lo stato e i movimenti del Lazio . Nèvuol descrivere le caverne oscure dell’abisso ,senza chiederne prima licenza a gli Dii chelo abitano. Dovendo dunque il poeta mostrardi parlare per un certo divino spirito che in-teriormente lo ecciti e lo mova, ben si vedenon altro a lui convenirsi che uno stile nobileoltre modo e magnifico , onde paja che nonegli, ma parli per bocca sua un qualche Id-dio , e non sieno state vane le sue invocazioni.
Di qui si vede che lo stile dell’epopejadovrà esser lontano da qualunque bassezza eviltà,, e sfuggirà tutti quegli ornamenti chemostrano troppo artificio, e fan conosceredi essere stati ricercati. Anzi potendo lo "stilegrande essere più o men grande, e prenderenella sua nobiltà diverse forme, il che sivede manifestamente nello stil tragico e nel-l’oratorio , che essendo amen due grandi, purson tra loro diversi ; non è alcun dubio chelo stile dell’epopeja dovrà avanzar tutti gli