QUARTO, 2 83
si. forma io stil grande, per soverchio timoredi non esser chiaro; chaanzi l’oscurità, comeio ho sentito dire ad alcuni maestri di ret,-torica, giova talvolta alla gravità. E certoquelli che insegnano la lingua latina, nonistimano che Virgilio sia de i più chiari ede’ più facili a intendersi. Non è per questoperò che il poeta epico non debba voler es-sere inteso ahnen da quelli che hanno qual-che conoscenza delle istorie e delle favole,e gustano alcun poco la poesia ; perchè a glialtri sarebbe cosa vana il voler piacere conun poema ; ma questi istessi, che sono e pernatura e per lo studio così disposti, voglioche intendano di tanto in tanto le cose nonsenza qualche latica, purché la fatica sia pic-cola , e ne sieno essi capaci, nè dia lor noja,E tale essendo, anzi che noja, recherà loropiacere.
Nè dovrà pure il poeta epico, per mioavviso, essere così sollecito alla purezza e alcandor dello stile, che vòglia dire ogni cosacon quell’atticismo che è proprio della linguain cui scrive. Certo che fra Latini Virgilionon pare il più latino, usando così soventeforme straniere e da lui stesso inventate. Leespressioni ardite et animose, e l’uso delleparole, e la collocazione istessa non volgare,nè ordinaria, assai mostrano che egli, più to-sto che cittadino romano , volle parere unuomo dal ciel disceso per parlare a gli altriuomini, non secondo l’uso comune, ma allamaniera de gli Dii. E così vorre’io che fa-cesse qualunque poeta epico.