284 RAGTONAMENTO
Pur sono alcuni che generalmente non ap-provano quello stile tanto pomposo, dicendoche vuoisi aver riguardo all’indole della lin-gua in cui l’uom scrive ; e che non tutte lelingue possono far quegli sforzi che si lodanoin Omero e in Virgilio; e che ogni linguaha una natura sua propria, per cui rifiutiquegli ornamenti che un’ altra lingua riceve.E quegli che così dicono, pare che attribui-scano alla natura delle lingue pivi che nonconviene ; di che fa bisogno, a risponder lo-ro, cominciar d’alto le parole per levar viaun’opinione che s’han fitta nell’animo, eche io credo falsa.
A me par dunque che tutte le lingue, pur-ché le voci di cui esse si compóngono, ab-biano bel suono, e comodamente si pieghinoin più maniere ; a me par, dico, che tuttesieno capaci de’ medesimi ornamenti ; e senoi veggiamo piacere in una quello che dis-piacerebbe in un’ altra, io son d’ opinioneche ciò nasca, non dalla natura delle lingueistesse, ma più tosto dalla consuetudine delleorecchie, la qual consuetudine ha maravi-gliosa forza di far che le cose piacciano 0non piacciano. Di fatti se noi considereremoi progressi delle lingue, troveremo grandis-sime ed infinite mutazioni essersi fatte in cia-scuna di esse, non per altro che per la dettaconsuetudine; imperocché avendo i poeti ei ragionatori tutti cominciato fin da principioad usar le parole in certi modi, e non al-trimenti , avvezzarono a quei modi le orec-chie , le quali presero et ebbero per qualche