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Volume I.
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285
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QUARTO. 3 85

tempo in abborrimento quegli altri modi acui non erano assuefatte ; fin tanto die in-trodottasi a poco a poco un altra consuetu--dine , cominciò a piacer loro quello che primadispiaceva, e dispiacer quello che piaceva.Ciò dunque che abbellisce et adorna le lin-gue , e le fa piacere o dispiacere, non è,come alcuni avvisano, una certa virtù intrin-seca e nativa della lingua e delle parole, mapiù tosto una consuetudine che gli uominiintroducono, e mutano e volgono a piacerloro. Perchè mi fanno rider coloro che di-cono, la nostra lingu^ non poter sostenereperiodi alquanto lunghi, una certa artifi-ciosa disposizion di parole, per cui si trovintalora fuori del sito lor naturale ; e vorreb-hono che ogni senso fosse breve, e nellepoesie tempre finisse al finir del verso; e simettesse per ordine il nominativo, e poi ilverbo, e poi laccusativo; e di ciò lodano iFrancesi, dicendo che anche la lingua lorocosi richiede. E non saccorgono che quelloche essi dicono non poter sostenersi dallanostra lingua, fu pur da essa sostenuto inaltro tempo ; che ben sappiamo con quanto

f iiacere furon lette una volta per tutta Italia e scritture del Bembo, del Castiglione, delCasa , quantunque avessero periodi lunghi , sempre fosse il nominativo dinanzi al ver-bo. E se i Franzesi volessero riguardare al-quanto indietro fino a tempi del lor famosoRonsardo, troverebbon lo stesso- E se fossequi luogo di paragonare le varie consuetudinisuccedutesi luna all altra nella nostra lingua,