386 RAGIONAMENTO
è fuor di dubbio che quell’antica, là qualepermetteva di far periodi un poco più lunghidell’ ordinano, e dare alle parole un rivolgi-mento più vago, porgeva a i poeti e a glioratori maggior comodo, e lasciava luogo adinfiniti ornamenti, che tanto si lodano ne’La-tini e ne’ Greci, e non so perchè non doves-ser lodarsi anche nei nostri. Per la qual cosaio credo che male abbian fatto coloro chesi son tanto ingegnati di levar via quella an-tica usanza, e peggio facciano quelli che siingegnano di estirparne ancor gli avanzi, in-troducendone una nuova tutta contraria. Nèmi si dica che i Francesi fan pur così, per-chè i Francesi potrebbono aneli’essi far male.
Ma tornando al proposito, io dico chè laconsuetudine in qualsivoglia lingua a tal puògiungere che levi allo stile molti ornamentiche la natura della lingua per altro riceve-rebbe. Non pertanto io non vogjfio già chenoi ci mettiamo a combattere cóntro la con-suetudine , la qual vuol signoreggiare, e bi-sogna pure obedirla : e se obedcndole ver-remo a spogliar lo stile di molti ornamenti ,sarà pur ciò colpa della consuetudine , e diquelli che la introdussero , non nostra. Perla qual cosa, ancorché io conceda al poetaepico di esseTe ardimentoso , io voglio peròche egli si lasci condurre in gran parte dallaconsuetudine del suo tempo ; perchè sonocerte consuetudini tanto fisse e radicate, chenon potrebbono vincersi se non nello spaziodi più secoli ; nè gioverebbe comporre unpoema , il quale dispiacendo ora , dovesse