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Volume I.
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287
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QUARTO. 287

cominciar a piacere solo di qui a trecentoanni. Dico bene che, lasciando da parte que-gli ornamenti che nascono e dipendono dalsuono delle parole, i quali veramente nonpossono trasportarsi duna lingua in unaltra,

10 desidero che il poeta epico trasferisca nelsuo poema tutte le bellezze d Omero e diVirgilio cbe trasferir vi si possono senzatroppo offendere la consuetudine della lingua,e quelle che non possono, le lasci, e credache il lasciarle sia colpa della consuetudine ,e non sua ; però mai persuadasi, che do-vendo noi pur seguire lusanza nostra , nonfosse per ciò 1 antica miglior di essa ; cheSarebbe error troppo grande, massimamentein chi voglia far giudicio de poemi antichicome moderni. E se noi avremo alla consue-tudine quel riguardo che aver si dee, perdo-neremo anche più facilmente a poeti qualchedifetto nel loro stile, attribuendo a colpanon di loro, ma della consuetudine, che im-pedisce per avventura e restringe la loro lin-gua. Così io perdonerò di leggieri a quelFrancese, che non avendo voluto cominciare

11 suo poema con quedue versi che parveroal savio Greco un indovinello, comincioUocon questi :

Je citante ce Héros qui rógna sur la FrancaEt par droit de conquète et par droit de naissance;

de quali il primo è così abietto e così disa-dorno , che niun Italiano vorrebbe cominciarun poema a quel modo; laltro poi si adornacon quella uguaglianza di membri e cosi