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Volume I.
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288 RAGIONAMENTO

quella repetizione che a qualche Italiar*). pa-*rer potrebbe puerile. Ma poiché il poema sulcominciare esser deè grave e semplice, vo-lendo forse il Francese tenersi a quella sem-plicità, non trovò nella sua lingua modo diornare quel primo verso ; forse avrebbetrovato ornamento alcuno pel secondo, seegli non sei procacciava con quella puerilità.E per listessa ragione singegna egli poi diabbellire tutto quel principio con sentimentie lumi troppo forse ricercati, e per cui ve-desi in que versi la voglia che hanno di pa-rer belli. Ma che far doveva il poeta , se laconsuetudine della sua lingua non gli permet-teva di usare verun altro ornamento? LArio -sto ebbe a scriveie in una lingua più felice,e cominciò il suo poema con que due versinobilissimi :

Le donne, i cavallier, Varme > gli amori,

Le cortesie, le audaci imprese io canto;

dove quanto vaglia, e quanto dia di gravitàV aver sostenuto il verbo fino all ultimo , daquesto facilmente può comprendersi, che chirivolgesse quei versi in altro modo, dicendo :

Canto le donne, i camllieri, Varme ,

Gli amor, le cortesie, le imprese audaci,

non sarebbe chi soffrir gli potesse. dovecosì, come gli dispose lÀriosto , piacciono atutti grandemente. Così permettendogli laconsuetudine della lingua di recare il verboallultimo j gli diè modo da formare due versibellissimi , senza che egli avesse bisogno