QUARTO. 293
fuggirsi, anzi Sembra da cercarsi ; e questa èquella forma di dire che stimasi necessaria inogni ben tessuto ragionamento; e chiamatilai maestri aptitudine : io ve ne parlai altravolta, e parmi che io la chiamassi convenien-za. Consiste l’aptitudine, o vogliam direconvenienza , in una certa pieghevolezza dellostile, per cui esso , adattandosi alla materia,quando s’innalza e quando s’abbassa, e quandotiene una mezzana via ; onde pare che, se ilpoeta epico vorrà aver la lode della conve-nienza, non potrà aver sempre quella dellamagnificenza e della grandezza ; ma, variaessendo la materia che egli ha per le mani,ove nobile e grande, ove semplice et umile,dovrà egli pure innalzare ora lo stile , et orrichiamarlo da quella altezza, et accostarlocon bel modo quando al tenue e quando almediocre. E in vero, se noi considereremol’infinita varietà de’ luoghi per cui dovrà av-volgersi il poeta scrivendo un poema epico ,guerre, paci, battaglie, navigazioni, tempe-ste di mare, avvenimenti quando terribili equando lieti, giochi, feste , caccie, conviti ;parrà difficile , che volendo adattar lo stilealla materia , ritener possa in ogni luogo quellanobiltà e grandezza che gli abbiamo prescrit-ta , e noa debba di tanto in tanto perder lalaude della magnificenza per conseguir quelladell’ aptitudine.
Nè io dico che questa forma, che chia-miamo aptitudine, non sia necessariissima in unpoema, e concedo che essa in qualche modosi oppone talvolta alla grandezza e nobiltà