QUINTO. 3q3
partecipi d’una medesima essenza ; il che nonè' vero ; e però s’affaticano indarno di espri-mere tale essenza , e cercano una definizioneche mai non trovano. E similmente, perchèpar loro , che avendo due cose due diversinomi , debbano eziandio avere due essenzediverse; il che pure è falso; vanamente sisforzano di distinguerle, e porre una qualchedefinizione, che esprimendo l’essenza dell 7 una,non esprima anche quella, dell’ altra.
Io però son di parere che in queste dub-biezze e confusioni, che fanno perdere iltempo e talor l’ingegno, il miglior sia atte-nersi alle cose senza curare i nomi. Io vogliodunque che voi, messi da parte i nomi, pen-siate che gli uomini tino da tempi antiquis-simi cominciarono ad usare certi componi-menti scritti in versi a fine di dilettare. Iquali componimenti subito si vede eli’ esserpotevano di molte e quasi infinite spezie ,tutte tra loro diverse, secondo la diversitàde gli argomenti che prendevano in essi atrattarsi , e delle maniere in cui trattar sivoleano ; e avvegnaché fra quante spezie nesono state fin qui ritrovate , le più perfettesieno certamente la tragedia, la commedia el’epopeja, non è però che non possan tro-varsene, e non se ne sieno già trovate moltealtre che , quantunque meno perfette , sontuttavia da pregiai’si assai , e meritano granlode a quei che bene e eou giudicio Ite ado-perano. Così dunque ebbero i Greci e iEatini le ode, le elegie, gli epigrammi , enoi abbiamo i sonetti, e le canzoni e i