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certamente componimenti trevi, fatti in ver-si , per fine di diletto ; onde si vede subito ,che conoscendosene il fine / potranno ancorastabilirsene alcune regole, mostrando i mezziche più facilmente e meglio a quello condu-cono. Ben è vero che a far ciò dirittamente,bisogna prima aver inteso quale e di qualmaniera sia quel diletto che propriamente dai componimenti lirici l’uomo aspetta. E certoche egli non aspetta quel diletto che pigliarpotrebbe o dalla caccia , o dalla musica, odalla danza; perchè quelli che cercano questipiaceri, mentre gli cercano, non si rivolgonone alle ode di Orazio , nè alle canzoni delPetrarca ; e malamente s’avviserebbe di farbello un suo sonetto colui, che recitandoloballasse un minuet , per quanto ben se ’I bal-lasse , e con questo piacesse ; perchè ognunoloderebbe il ballo, niuno forse il sonetto,essendo che dal sonetto altro diletto vogliono.
Nè anche si aspetta da componimenti liricrquel diletto che nasce dall’ imparare qualchescienza o arte. Perchè sebbene il piacer del-1’ imparare sia grandissimo, come si vede intanti, che per attendere alle loro speculazionisi astraggono da tutte le altre cose, e quasiabbandonano il mondo; non è però questoquel diletto che gli uomini ricercano dallapoesia. E veggiamo che quelli i quali sonovaghi di apprendere o la geometria, o la fi-losofia , o l’aritmetica , o la musica, o altratal disciplina, più tosto che a’poeti, volgonsia’maestri proprii di quelle arti, i quali inse-gnandole e spiegandole si tengono lontanissimi