3 io hagionamento
esser debbano in un lirico componimento;credo , dico , che io avrò soddisfatto, genti-lissima signora Marchesa , al desiderio vo-stro, e per conseguente all’obbligo mio.
Prima però di entrare a questo proposito,convienimi risolvere un dubbio, il qual soche nascerà a molti per le cose fin qui dette;i quali si maraviglieranno che, accennando ioil fine della lirica, niuna menzione abbia fattodell’insegnare, o, come che sia, giovare; ediranno che tutte le azioni che fanno gliuomini con avvertenza et industria, voglionoa qualche modo esser giovevoli ; e par che ifilosofi propongano questo fine a tutte le artie scienze ; onde veggiamo che la tragedia, lacommedia, 1’ epopeja vogliono aneli’ esse in-segnare et esser utili. Perchè non dunqueancor Ja lirica ? A quelli che così diranno,io rispondo, che ip non credo essere statomai alcun filosofo così severo e grave, chenon conceda all’ uomo di potere per brevespazio darsi a qualche onesto piacere, e ri-crear l’animo e sollazzarsi ; sebben viziosostimerebbesi e degno di riprensione chi viadoperasse troppo lungo tempo. Però panniche a’ componimenti così brevi, come i liricisono, possa concedersi quello che difficil-mente alle tragedie, alle commedie, alleepo-peje si concederebbe ; nè bisogni condannartanto un sonetto, il qual diletta, perchè egliancora non giova. Che se noi volessimo levardal mondo tutte le ode e tutti i sonetti , edaltri componimenti simili, eziandio de’ mi-gliori poeti, da cui niuna utilità si trae, pur