QUINTO. 3lt
pochi ne resterebbouo. Ma quando pur vo-gliasi che ogni cosa, per piccola e brieveche ella sia , giovar debba, io dirò che ancheil diletto giova, dando all’ animo un opportunoriposo, onde egli acquista maggiori forze a so-stener dappoi la fatica delle occupazioni più6erie e più importanti. Soffrasi dunque che lepoesie liriche altro non cerchino che il diletto,perchè così anche giovano. E se lor si permettedi non far altro , egli si par bene che possanrestarsi eziandio dall’insegnare, senza timore didover per ciò esser riprese da i filosofi.
Ora avendo risoluto abbastanza, secondoche io giudico, il proposto dubbio, vengo adire delle tre cose poco davanti accennate :ciò sono l’argomento, i sentimenti e le pa-role. E mostrerò, per quanto il debil giudi-ciò mio mel comporterà, alcune, e 'forse leprincipali, di quelle condizioni che lor si con-vengono in un lirico componimento. Comin-cerò dall’ argomento a questo modo. L’argo-mento altro non è che quel soggetto sopracui il poeta prende a comporre i suoi versi ;però potendo il soggetto essere di infinite ma-*mere , le quali possono tuttavia , se vogliamo,ridursi a tre: perciocché-può un soggetto es-ser grande e nobile , et un altro umile e di-messo , et un altro quasi medio tra questi due :potrebbe facilmente, chi volesse, distinguereanche i sonetti, e così tutti i componimentilirici, in tre parti, chiamando sonetto grandequello che avesse l’argomento grande, et umilequello die l’avesse umile, e medio quelloche l’avesse medio ; se non che a stabilire le