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3l 4 RAGIONAMENTO
disprezzarsi, nè così facile a sciogliersi, la qualeè questa. Nelle tragedie, nelle commedie ,nelle epópeje suole imputarsi al poeta la qua-lità dell’ argomento, che vale a dire di ciòintorno a cui volgesi la favola; e se quelloè bello, lodasene il poeta ; se brutto , si bia-sima. Ora può domandarsi, se lo stesso in-tervenga anche nelle poesie liriche , così cheil poeta debba aver biasimo o laude dell’ar-gomento , o più tosto goder debba di quellaesenzione di cui godono gli oratori, i qualinon debbono render conto, se la causa chehan per le mani sia buona, o cattiva; nè silodano meno difendendo la cattiva ( purchéla difendano il meglio che si può ), che sedifendesser la buona ; il che avviene perchècomunemente si presuppone che l’oratore nons’elegga egli la causa a piacer suo, ma talela pigli, quale il caso o la necessità gliel’ ap-presela. Ora se io dovessi decidere la quistio-ne, mi piacerebbe di concedere a i lirici quelprivilegio che è conceduto a gli oratori, dinon dover render conto dell’ argomento ; bensapendosi che questo non sempre se lo scel-gono essi, ma è bene spesso imposto loro daaltre persone , e per lo più sciocche e di pocogiudizio ; alle quali però non può il poeta ne-gare quel che domandano, massimamente do-,mandando cosa tanto breve, quanto un sonettoè. Anzi la brevità istessa de i componimeladee concedere qualche libertà ; perchè sarebbeben fastidioso , q più tosto ridicolo, quel leg-gitore cui non sofferisse il cuore di leggeredodici o quattordici versi, leggiadri per adtro