QUINTO. 3 I 7
E qui parmi che possa aver luogo unaquistione, a mio giudizio, di qualche impor-tanza, benché finora non toccata da' niuno,ch’io sappia. E questa è circa gli argomentid’ amore. Perchè se noi considereremo le poe-sie de’Greci e de’Latini, e poi leggeremoquelle del nostro Petrarca , troveremo e quellie questo avere concepite ed espresse ne’versiloro due forme d'amore diversissime, e tantodiverse, che io mi credo , che se àlcuno dique’Greci o di que’Latini tornasse al mondoe leggesse il Petrarca , si maraviglierebbe cheun uomo amasse di quel modo, e venerassela donna sua come cosa santa, e dicesse leiessergli esempio di ben fare, et esserglieledata da Dio per guida e salute dell’ anima,dolendosi di non saper 4 valersi abbastanza dicosì nobil mezzo; ed altre espressioni che pa-jon nate da virtù e religione , delle quali ab-bonda il Petrarca . Essendo dunque così traloro diverse queste due forme di amare,1’ una delle quali esprimer vollero nelle poe-sie loro i Greci e i Latini, l’altra più piac-que al Petrarca , non par certamente fuor diragione il ricercare qual delle due più siconfaccia alla bellezza della poesia ; sicchévolendo pure il poeta compor versi d’amore,vegga la strada che gli convenga di seguire,per meno errare.
dii dovesse però entrare a tal ricerca,credo che bisogneria prima fermarsi alquantoa spiegare che cosa sia quella passione chevolgarmente chiamasi amore; acciocché, vedu-tene le parti tutte e le qualità di ciascuna,