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Volume I.
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320
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3 3 O RAGIONAMÉNTO

tra loro, par che i Greci e i Latini a que-stultima si rivolgessero, mista egualmente dibenevolenza e di appetito, e questa cercaronoCon ogni studio di imitare; e tenendo benespesso dietro all appetito , non guardarono dilordare le poesie loro , e scrissero con moltaeleganza cose laide e sporche. Allincontrario,par che il Petrarca riguardar volesse lamore,inquanto è benevolenza; e immaginò un amanteche niente avesse pivi caro che la virtù e laperfezion somma della donna amata, e sen-tisse di tanto in tanto gli stimoli dell appeti-to , ma pur gli vincesse per non offenderelonestà di lei, contento non d altro che divederla e di ascoltarla', e di esserle, se po-tesse, gradito. E par certo che il Petrarca a questo amore si rivolgesse ; e però dovendoparergli che la donna amata fosse degna diun così bellamore, non era poi tanto discon-veniente che egli la riguardasse come cosasanta, mostratagli da Dio per maestra divirtù e guida alla salute, Tale si è lamoreche intese il Petrarca di imitare, il qual parea molti anzi virtù che passione; e quantun-que esso sia, secondo me, assai lontano daquella somma eccellenza, tuttavia F han perPlatonico. fu già egli primo il Petrarca ascoprire la forma di quel suo nobile amore,ignota a Greci et a Latini. Gli fu, credo,mostrata da Cino, da Guittone, da Dante , eda altri che furono alquanto sopra lui ; eforse tutti la ricevettero daProvenzali. Maegli la trattò più nobilmente che tutti gli al-tri, e parve esserne il maestro.