3 3 O RAGIONAMÉNTO
tra loro, par che i Greci e i Latini a que-st’ultima si rivolgessero, mista egualmente dibenevolenza e di appetito, e questa cercaronoCon ogni studio di imitare; e tenendo benespesso dietro all’ appetito , non guardarono dilordare le poesie loro , e scrissero con moltaeleganza cose laide e sporche. All’incontrario,par che il Petrarca riguardar volesse l’amore,inquanto è benevolenza; e immaginò un amanteche niente avesse pivi caro che la virtù e laperfezion somma della donna amata, e sen-tisse di tanto in tanto gli stimoli dell’ appeti-to , ma pur gli vincesse per non offenderel’onestà di lei, contento non d’ altro che divederla e di ascoltarla', e di esserle, se po-tesse, gradito. E par certo che il Petrarca a questo amore si rivolgesse ; e però dovendoparergli che la donna amata fosse degna diun così bell’amore, non era poi tanto discon-veniente che egli la riguardasse come cosasanta, mostratagli da Dio per maestra divirtù e guida alla salute, Tale si è l’amoreche intese il Petrarca di imitare, il qual parea molti anzi virtù che passione; e quantun-que esso sia, secondo me, assai lontano daquella somma eccellenza, tuttavia F han perPlatonico. Nè fu già egli primo il Petrarca ascoprire la forma di quel suo nobile amore,ignota a Greci et a Latini. Gli fu, credo,mostrata da Cino, da Guittone, da Dante , eda altri che furono alquanto sopra lui ; eforse tutti la ricevettero da’Provenzali. Maegli la trattò più nobilmente che tutti gli al-tri, e parve esserne il maestro.