Band 
Volume I.
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321
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QUINTO. Zìi

Ora per accostarmi alla quistione propo-sta, qual delle due forine damore più siconfaccia alla bellezza della poesia, o quellache seguirono i Greci e i Latini, o quest al-tra che ha voluto seguire il Petrarca ; io perme dico , essere più confacente alla bellezzadella poesia, e più accomodato al fine di essaquell amor del Petrarca , che tanto tien del-1 eroico , che non quello de Greci e de La-tini , così misto, coni è , di lordura e di vil- ; perchè io so bene che le lordure istessepiaceranno a gli uomini dissoluti e scostuma-ti, ma al contrario offènderanno tutti quelliche hanno 1 animo nobile e gentile, a iquali potrà per avventura piacere la leggia-dria e la vaghezza dello stile, la viltà dellar-gomento non potrà. E se alcuno mi dicesse,la poesia non voler far altro che piacere , iodomanderei, se ella debba voler piacere atutti, o ad alcuni solamente ; perchè se atutti, come dovrà dunque rivolgersi intornoad argomenti amorosi per modo, che dispiac-cia a gli uomini onesti ? E se ad alcuni so-lamente , perchè non più tosto a gli onestiche a i dissoluti? io so perchè debbanconcedersi al poeta quelicenziosi ragiona-menti che Monsignor della Casa vietò allepersone oneste e costumate, e che certamentenon avrebbe sofferti il Castiglione in quel suovaloroso e nobile Cortegiano.

Pure saranno alcuni che diranno , la poe-sia essere un arte di imitare, e però meglioconvenirlesi rappresentar lamore così appuntocome susa tra gli uomini, non come ilZanottiF. M, Voi. I. 21