•QUINTO. Zìi
Ora per accostarmi alla quistione propo-sta, qual delle due forine d’amore più siconfaccia alla bellezza della poesia, o quellache seguirono i Greci e i Latini, o quest’ al-tra che ha voluto seguire il Petrarca ; io perme dico , essere più confacente alla bellezzadella poesia, e più accomodato al fine di essaquell’ amor del Petrarca , che tanto tien del-1’ eroico , che non quello de’ Greci e de’ La-tini , così misto, coni’ è , di lordura e di vil-tà ; perchè io so bene che le lordure istessepiaceranno a gli uomini dissoluti e scostuma-ti, ma al contrario offènderanno tutti quelliche hanno 1’ animo nobile e gentile, a iquali potrà per avventura piacere la leggia-dria e la vaghezza dello stile, la viltà dell’ar-gomento non potrà. E se alcuno mi dicesse,la poesia non voler far altro che piacere , iodomanderei, se ella debba voler piacere atutti, o ad alcuni solamente ; perchè se atutti, come dovrà dunque rivolgersi intornoad argomenti amorosi per modo, che dispiac-cia a gli uomini onesti ? E se ad alcuni so-lamente , perchè non più tosto a gli onestiche a i dissoluti? Nè io so perchè debbanconcedersi al poeta que’licenziosi ragiona-menti che Monsignor della Casa vietò allepersone oneste e costumate, e che certamentenon avrebbe sofferti il Castiglione in quel suovaloroso e nobile Cortegiano.
Pure saranno alcuni che diranno , la poe-sia essere un’ arte di imitare, e però meglioconvenirlesi rappresentar l’amore così appuntocome s’usa tra gli uomini, non come ilZanottiF. M, Voi. I. 21