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Volume I.
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322
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322 RAGIONAMENTO

Petrarca se lo ha fiuto ; et avere i Greci e iLatini soddisfatto meglio all intenzione del-larte imitando gli amori che veramente sono,più tosto che quelli i quali può difficilmentesperarsi che sieno mai. Senza che ; quellacosì eroica benevolenza disgiunta da gli sti-moli dellappetito non apre niun campo aquegli affanni, a quelle ansietà, a quelle ireja quei timori che mostrano 1 ardor del poe-ta , e formano in gran parte quel piacere chetrar si può dalle poesie amorose.

A questi risponderò brevemente. E già di-co, che quantunque volesse il Petrarca chein quell amore che egli savea finto nell a-nimo, prevalesse di gran lunga la benevolen-za , non voleva egli però , che chi amasse diun tal amore, fosse affatto privo degli stimolidellappetito; voleva anzi che egli resistesseloro, e gli vincesse ; avrebbe potuto vin-cergli , se ne fosse stato privo del tutto. Evolendo egli imitar nesuoi versi un amantedi questa maniera, desiderava alla sua Lauraogni bene ; lasciava però di desiderareanche a se stesso il piacer di \*ederla e diascoltarla, e di esserle caro; onde nascer po-tevano ansietà, affanni, timori, sdegni, di cuile poesie del Petrarca sono per tutto piene.Che in vero non so qual altro poeta abbiasaputo mai imitar così bene, mostrarsi piùardentemente innamorato di lui ; di che po-tranno accorgersi tutti quelli che con atten-zione , e senza aver animo contrario, il leg*geranno. E questi ancora intenderanno, chequellamore che il Petrarca ha voluto esprimere