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dipingendo le loro tavole, vogliono imitar tantoi vqri volti de gli uomini, che tutte le ligureche dipingono, debban parere ritratti. E quisovviemmi dj Raffaello da Urbino/ , il quale,siccome scrive egli stesso al c^rfìTe BaldassarCastiglione, dovendo dipingere una bella gio-vane , e niuna vera trovandone che gli pa-resse assai degna di imitazione, formavasiegli nell’animo un’idea più bella di ogni ve-ro , e quella poi studiava di esprimere e diimitare. Io non so perchè il poeta debba ri-fiutare di far quello cbe Iacea quel divinopittore ; e trattar volendo argomento amoro-so , non debba formarsi egli nell’ animo l’idead’un bello e nobile.amore, e quella rappre-sentar ne’suoi versi, più tosto che volgerai agli amori volgari e comuni, pieni, la mag-gior parte, di goffezza, d’ignoranza, di vil-tà ; che sappiamo quanto son radi quelli cheamino nobilmente. Io estimo dunque che inargomenti amorosi debba il poeta voler pivitosto imitare l’idea d’un amor gentile , sic-come fece il Petrarca , che i vili e bassi amo-ri, quantunque usati, siccome fecero i Grecie i Latini; e credo che ciò molto vaglia arender bella quella imitazione che alla poesiasi richiede, come parve a Raffaello , che adipingere una bella giovane più valesse l’imi-tazion di un’ idea, che quella di qualunquevero. E qui mi fanno rider coloro i quali, agiudicar de’ versi d’amore Ghe scrisse il Pe-trarca , credono di dover cercar nelle istorie,di qual maniera egli veramente amasse quellasua donna ; che è question frivola e sciocca