Band 
Volume I.
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331
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QUINTO. 33 !

Piacemi almen che i miei sospir sieri, qualiSperal Tevero e VArno,

EI Po, dove doglioso e grave or seggio .Rettor del del, io cheggioChe la pietà, che ti condusse in terra,Ti volga al tua diletto almo paese.

Vedi, Signor cortese ,.

" Di che lievi cagion che crudel guerra,

E i cor che indura e serraMarte superbo e fero,

Jpri tu, Padre, entenerisci e snoda:Ivi fa chel tuo vero,

Qual io ini sia, per la mia lingua soda.

Vedete che gravità regna in tutti questi ver-si, qual si conviene appunto allaffetto dellacompassione, e però lontana da ogni scherzoet ornamento puerile. Non saprei similmentelodare quel sonetto tanto lodato :

Italia, Italia , o tu, cui feo la sorteDono infelice di bellezza, andhaiFunesta dote dinfiniti guai,

Che infronte scritti per gran doglia porte;

che di veiO quella bellezza che ha per dotei guai, i quali stanno scritti in su la frontedell Italia , pare uno scherzo ; e chi vuoledimostrar compassione, non dee scherzare.Ma quel sonetto è tutto ripieno di giochetti,fuori il primo terzetto che è veramente belloe magnifico :

Che già da V alpi or non vedrei torrentiScender darmati, e duman sangue tintaBever V onda del Po gallici armenti.