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E perchè ad intendere, o più tosto sentirel’indole e la natura de gli stili y niente piùgiova clie il veder molti esempi, e far com-parazione de gli uni con gli altri, vedete isonetti che scrisse il Guidiccioni similmentesopra le miserie dell’Italia , che affetto han-no, che gravità. Come quello, che rivolgen-dosi ad un prode guerriero, incomincia :
Viva fiamma di Marte, ' onor de tuoi,
Che Urbino un tempo e piùVItalia ornavo,Mira che giogo vii, che duolo amaroPreme or V attrice de*famosi eroi.
E quell’ altro , che diretto al Buonviso, par-lando pure della misera Italia , fornisce inque’due nobili terzetti:
Così caduta la sua gloria in fondo ,
E domo e spento il gran valore antico,A’ colpi de le ingiurie è fatta segno.
Puoi tu non colmò di dolor profondo,Buonviso, udir quel di io piangendo dico,E non meco avvampar d’un fero sdegno ?
Che se il poeta dee pur scegliere quei sen-timenti che son più atti a niuov ere quell’ af-fetto che egli intende di muovere, quantodovrà astenersi da quelli che potrebbon le-varlo o diminuirlo, o, come che sia, distor-narlo ! Laonde io non ho mai compreso ab-1 bastanza Y intenzione di Monsignor della Casa in quel suo famoso sonetto, dove invita lacittà di Venezia a piangere sopra la mortedel Bembo. Volendo egli esporre a quell’au-gusta città la gravissima perdita che ella avea