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Volume I.
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332
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33?. KAGIONAAIENTO

E perchè ad intendere, o più tosto sentirelindole e la natura de gli stili y niente piùgiova clie il veder molti esempi, e far com-parazione de gli uni con gli altri, vedete isonetti che scrisse il Guidiccioni similmentesopra le miserie dellItalia , che affetto han-no, che gravità. Come quello, che rivolgen-dosi ad un prode guerriero, incomincia :

Viva fiamma di Marte, ' onor de tuoi,

Che Urbino un tempo e piùVItalia ornavo,Mira che giogo vii, che duolo amaroPreme or V attrice de*famosi eroi.

E quell altro , che diretto al Buonviso, par-lando pure della misera Italia , fornisce inquedue nobili terzetti:

Così caduta la sua gloria in fondo ,

E domo e spento il gran valore antico,A colpi de le ingiurie è fatta segno.

Puoi tu non colmò di dolor profondo,Buonviso, udir quel di io piangendo dico,E non meco avvampar dun fero sdegno ?

Che se il poeta dee pur scegliere quei sen-timenti che son più atti a niuov ere quell af-fetto che egli intende di muovere, quantodovrà astenersi da quelli che potrebbon le-varlo o diminuirlo, o, come che sia, distor-narlo ! Laonde io non ho mai compreso ab-1 bastanza Y intenzione di Monsignor della Casa in quel suo famoso sonetto, dove invita lacittà di Venezia a piangere sopra la mortedel Bembo. Volendo egli esporre a quellau-gusta città la gravissima perdita che ella avea