338 ragionamento
quasi per modo d’allegoria. E se la favolettaè breve e affettuosa, diletta. Di che mi sov-vengon qui ora due esempi. L’uno si è delPetrarca , il quale narrar volendo come eglis’accese d’amore , fa quel soave racconto :
Per far una leggiadra sua vendetta,
E punir in un dì ben mille offese,Celatamente Amor Varco riprese,
Com uornche a nuocer luogo e tempo aspetta.
L’altro è d’Angelo di Costanzo , che dir vo-lendo , niuno esser degno di toccar quellacetera che fu già un tempo da Virgilio toc-cata , racconta come essa, avendo cantateprima le pastorali cure, poi le fatiche de gliagricoltori, ultimamente le imprese di Enea,
Dal suo pastore in una quercia ombrosaSacrata pende, e se la move il ventoPar che dica superba e disdegnosa :
Non sia chi di toccarmi abbia ardimento ;Che se non spero aver man sì famosa,Del gran Titiro mio sol mi contento.
Il sonetto incomincia:
Quella cetra gentil che in su la riva
in cui molte cose piacciono, e innanzi a tutte1 orgoglio di quella cetera. Ora se vorrà ilpoeta esprimere il sentimento suo principaleper mezzo di qualche favoletta, (il che nonvorrei però che facesse troppo spesso, nèmolto spesso lo fecero nè il Petrarca , nè ilBembo, nè il Casa, e forse questi due ultimi, non mai) non è alcun dubbio che egli dovrà