QUINTO.
mettere molto studio perchè il racconto sianobile e vago ; nè dovrà aver meno curaperchè sieno proprii e scelti i sentimenti par-ticolari che accompagneranno il principale,di quel che avrebbe, se volesse condursisenza veruna favoletta.
Sono alcuni che mettono grande studionell’ ultimo sentimento con cui chiudesi il so-netto ; e vorrian pure che esso fosse nuovoe affatto inaspettato, e percotesse d’una su-> bita maraviglia gli animi de’leggitori. E que-sta opinione ha indotto molti, sì nel passatocome nel presente secolo, a finir lor sonetticon sentenze puerili, fredde , insulse, pienedi affettazione. E a dir vero, quel voler fardell’ arguto sul chiudere del sonetto , e mo-strare che il sonetto non per altro sia statofatto che per quell’ arguzia , oltre che tienedell’ affettato, sminuisce, anzi leva del tuttoquell’affetto o sia d’amore, o sia di compas-sione , o di maraviglia, o d’altro, che ilpoeta intende pure di movere ; se già nonvolessimo che egli intendesse solo di mo-strarsi pronto et ingegnoso; la qual inten-zione non è mai senza affettazione , e chi l’ha ,dee nasconderla. Quante ode di Orazio fini-scono con un detto grave, ma semplice, efiniscono però bene! Perchè non dee poterfarsi lo stesso in un sonetto ? Gli epigrammidi Catullo non hanno arguzia, e tuttavia sonosempre stati stimati bellissimi eziandio daMarziale che amò le arguzie. Sebbene in uncomponimento così breve , che talor non siestende che a quattro versi, od anche due,