Band 
Volume I.
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339
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QUINTO.

mettere molto studio perchè il racconto sianobile e vago ; dovrà aver meno curaperchè sieno proprii e scelti i sentimenti par-ticolari che accompagneranno il principale,di quel che avrebbe, se volesse condursisenza veruna favoletta.

Sono alcuni che mettono grande studionell ultimo sentimento con cui chiudesi il so-netto ; e vorrian pure che esso fosse nuovoe affatto inaspettato, e percotesse duna su-> bita maraviglia gli animi deleggitori. E que-sta opinione ha indotto molti, nel passatocome nel presente secolo, a finir lor sonetticon sentenze puerili, fredde , insulse, pienedi affettazione. E a dir vero, quel voler fardell arguto sul chiudere del sonetto , e mo-strare che il sonetto non per altro sia statofatto che per quell arguzia , oltre che tienedell affettato, sminuisce, anzi leva del tuttoquellaffetto o sia damore, o sia di compas-sione , o di maraviglia, o daltro, che ilpoeta intende pure di movere ; se già nonvolessimo che egli intendesse solo di mo-strarsi pronto et ingegnoso; la qual inten-zione non è mai senza affettazione , e chi lha ,dee nasconderla. Quante ode di Orazio fini-scono con un detto grave, ma semplice, efiniscono però bene! Perchè non dee poterfarsi lo stesso in un sonetto ? Gli epigrammidi Catullo non hanno arguzia, e tuttavia sonosempre stati stimati bellissimi eziandio daMarziale che amò le arguzie. Sebbene in uncomponimento così breve , che talor non siestende che a quattro versi, od anche due,