344 ragionamento
Vere , e clie in ciò consista principalmentequella bellezza che aver debbono in poesia ;ma poi spiegano cotesta verità per sì fattomodo, e vogliono che le sentenze possanoin tante e così diverse guise esser vere, cheogni sentimento, quantunque falso , se loroascoltiamo, potrà esser tenuto per vero ; ese un poeta dirà che gli 1 occhi della sua donnaoffuscano il sole, troveranno vero anche que-sto. Io però, senza entrare in sottigliezze ,dico, che non mi accordo a quella loro opi-nione, che le sentenze de i poeti tragganola lor bellezza dall’ esser vere ; anzi la trag-gono, cred’io, dall’essere accomodate a quelmovimento d’animo che vuole esprimersi, edal diletto che recano, il qual nasce il piùdelle volte da certo inganno. Però, quantoalla verità delle sentenze , io non saprei dare'miglior regola che queste due: la prima si è,che in poesia ogni sentenza è bastantementevera, sol che ella sia popolare , voglio dire,ricevuta dal popolo come vera. Imperocchése il poeta dee dar diletto al popolo, nonconviene che far voglia del precettore, e cosìsènza necessità contrastar^ alle comuni opi-nioni. E sarebbe affettazione grandissima ilnon voler dire in un sonetto che le stellesorgono e cadono , e che i corpi all’ apparirdel giorno mostrano i lor colori ; perchè ifilosofi d’oggidì credono queste cose non es-ser vere. Ma il poeta dee pur lasciar credereal popolo quello che egli vuole, e non no-jarlo con le sottigliezze della scuola. La se-conda regpla si è, che non dee esaminarsi,