QUINTO. 34^
di prospera navigazione. ; Jjoì ci' improvviso sivolge a maledir colui che prima mostrò agliuomini V arte del navigare. Qui niente leva ilcercare, come da quell’augurio traggami perraziocinio queste maledizioni, chiaro essendoche il dolore di veder 1’ amico entrar in marepotea naturalmente fargli nascere sdegno con-tra colui che prima insegnò quell’ arte. Cosìl’affetto congiunge insieme que’due sentimen-ti, poco importando se gli congiunga o nola ragione. E tanto in ciò vale 1’ affetto, che
} >er questo solo bisogna concedere al poetairico di uscir talvolta dell’ argomento propo-stosi , e vagare per altri aggetti eziandio lon-tanissimi , et anche perdersi in essi ; il chemassimamente è proprio di chi è preso dasomma allegrezza, se gli si parin davantimolte e diverse cose, e tutte maravigliose ;che tenersi non può che non corra d’una inaltra. Della qual licenza molto si valse Pin-daro , e n’ ebbe gran lode. Orazio e il nostroChiabrera sono stati più timidi e più rite-nuti ; hanno però aneli’ essi i lor rapimenti.Il Petrarca s’è lasciato portar dall’ affetto,ma però con meno impeto. Sovvienimi diquel sonetto :
O misera et orribil visione,
dove entrato in timore non la sua Laura fossemorta, cerca pure di persuadersi che ancorviva. Poi d’improvviso facendo ragione chemorta sia, desidera morire egli ancora. I quiisentimenti pajono distaccati l’un dall’altro;