Band 
Volume I.
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349
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QUINTO.

dottrina, pure se quelli che li compongono ,sanno ben 1 arte loro, studiano, quanto pos-sono, di dir molte cose così che pajano ve-nute a caso ; e molte ne dicono, mostrandodi uscire dell argomento, benché talvolta nonne escano. E ciò per dare al dialogo, il piùche possono, quella giocondità che è propriadelle belle e civili adunanze , a cui si va perpassar tempo. Voi ne avrete osservati giàmolti esempi nel nostro Castiglione. Ora iodico, che io non, perchè non fosse da lo-darsi un poeta, che componendo ode o so-netto, o altra tal cosa, imitasse il ragionardi quelli che nella comune conversazione silodano ; e quanto all ordine e al legamentodelle sentenze usasse quella medesima libertàche quelli usano ; così che per picciol motivoche ne avesse, purché alcuno ne avesse, nondubitasse di allontanarsi da quel rigoroso or-dine che la ragione prescrive ; e dico : pur-ché ne avesse alcun motivo, quantunque pic-ciolo ; perchè il farlo senza motivo niunopazza cosa sarebbe. E son dopinione che ipoeti lirici eccellentissimi che noi leggiamo,essi pure intendessero di usare una tal liber-. Giovanni della Casa ne due quadernariidun suo sonetto mostra, se aver gran simi-glianza con Glauco ; ne due terzetti, con Esa-co. La favola di Glauco e quella dEsacosono, cred io, assai lontane tra loro ; maluna simiglianza porge motivo di ricordar} altra. 11 sonetto è bellissimo, e incomincia:

Già lessi, et or conosco in me, come.