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e all’ andamento de’ versi. E già sono statialcuni, e ne son tuttavia, a cui par bella elodevol cosa che la sentenza finisca semprecol verso; nè vorrebbono per tutto l’oro delmondo che si stendesse più là di due versi ;e parrebbe loro grande sconcio, se d’unquadernario o d’un terzetto passasse nell’al-tro , e molto più se da quadernarii ne’ ter-zetti. Il qual errore tanto più bisogna cercaredi levar via, quanto più vi si attacca il vol-go , e molti poeti che poco più intendon delvolgo; e ciò per quella smania che hanno diimitare i francesi in ogni cosa; il qual furoree oggimai corso per tutta Italia a guisa d’unaprocella. Io dico dunque che il far sì che lasentenza finisca per lo più col verso, assaimi piace ; ma voglio ancora che a qualchevolta sia lecito, anzi stia bene che estendasia molti versi, e fermisi a mezzo un di loro,o anche al princìpio; e loderò che passi tal-volta d’ un quadernario , o d’ un terzetto inun altro, o del quadernario secondo nellaterzina che segue. Il che se ad altro non ser-visse che a indurre varietà ne’sonetti, servi-rebbe non poco ; ma serve ancora alla gravitàe alla magnificenza maravigliosamente, tenendola sentenza per più lungo tratto sospesa. Nèè meno utile ne gli affetti più teneri, e intutti que’luoghi ove sta bene che il poetadissimuli Io studio quanto può, ed occupatosol della cosa mostri di curar poco che ognisentenza si adatti così per F appunto a uncerto numero di versi, e al suono e alla mi-sura. loro. Il che chi fa del continuo, non èZanotti F, M. Voi . I . 23