QUINTO. 355
dove annoverando il poeta ad una ad una lecose che lo tormentano e lo distruggono,termina in ultimo la sentenza con quel verso:
Vostro, donna, il peccato, e mio fm il danno.
E similmente in quell’ altro pur del Petrarca che incomincia:
Grazie che a pochi il Ciel largo destina 7Bara virtù, non già d’ umana gente ;
nel qual sonetto proposte avendo il poeta dimano in mano le cagioni per cui s’è accesod’amore , così termina :
Da questi magi trasformato fui .
A me pare che abbia anche molta gravitàquel sonetto del Bembo:
Anime, tra cui spazia or la grand’ombra:
la dove passa con la medesima sentenza dalprimo terzetto nel secondo , e la termina amezzo il primo verso di questo. Eccovi tuttie due i terzetti, in cui rivolto il Bembo alleanime che dimorano ne’ campi elisii, e ra-gionando loro dell’ ombra del Navagero , cosìdice :
Piacciavi dir, quando il nostro emisperoDiede a gli Elisi più sì chiaro spirto,
Et egli qual da voi riceve onoreRaro dopo gli antichi. A questo OmeroBaciò la fronte, e citisela di mirto.Virgilio parte seco i passi e V ore.
Io so bene che quelli che hanno le orecchie
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