Band 
Volume I.
Seite
356
JPEG-Download
 

356 kagionamen-to

avvezze in altro modo, difficilmente si acco-moderanno a leggere questi versi, e leggendoglicon fastidio, non sentiranno la vaghezza,la gravità che contengono ; ma ben le sentonoquelli che non hanno le orecchie guaste dallacattiva consuetudine, evi trovano maravigìiosopiacere; gli altri ne son privi, e però fecermale di avvezzar le orecchie a quel lor mo-do ; e mal fanno, secondo me, tutti quelliche lasciansi prendere da tale usanza. Per laqual cosa non saprei accostarmi allopinionedel Boileau , maestro per altro grande in poe-sia, il qual crede che il verseggiar del ran-zesi allora solo sia giunto ali ultima perfe-zione , quando hall cominciato in quelle lorpoesie a distribuir le sentenze così, comeveggiamo che le distribuiscono, e terminarleognuna col verso. La qual opinione io credofalsissima ; e se parve a Boileau che il rom-

Ì )ere un verso col terminare della sentenza,)rutta cosa fosse e spiacevole, bisognerà purdire che il verseggiar di Pindaro e de glialtri Greci poco a lui piacesse, e che la let-tura dOrazio e di Virgilio il nojasse. valeil dire, le varie lingue esser di varia natura.Perciocché le ragioni per cui giova rompertalora il verso con la sentenza vagliono egual-mente in ogni lingua.

Ma lasciando star questo, io dico che iltrascorrer talvolta con la sentenza dal secondoquadernario al seguente terzetto, e fermarlaa mezzo un verso, assai serve ad esprimereanche la grandezza dell affetto, mostrandocosì il poeta poco curarsi di comparir vago