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avvezze in altro modo, difficilmente si acco-moderanno a leggere questi versi, e leggendoglicon fastidio, non sentiranno nè la vaghezza, nèla gravità che contengono ; ma ben le sentonoquelli che non hanno le orecchie guaste dallacattiva consuetudine, evi trovano maravigìiosopiacere; gli altri ne son privi, e però fecermale di avvezzar le orecchie a quel lor mo-do ; e mal fanno, secondo me, tutti quelliche lasciansi prendere da tale usanza. Per laqual cosa non saprei accostarmi all’opinionedel Boileau , maestro per altro grande in poe-sia, il qual crede che il verseggiar de’l ran-zesi allora solo sia giunto ali’ ultima perfe-zione , quando hall cominciato in quelle lorpoesie a distribuir le sentenze così, comeveggiamo che le distribuiscono, e terminarleognuna col verso. La qual opinione io credofalsissima ; e se parve a Boileau che il rom-
Ì )ere un verso col terminare della sentenza,)rutta cosa fosse e spiacevole, bisognerà purdire che il verseggiar di Pindaro e de glialtri Greci poco a lui piacesse, e che la let-tura d’Orazio e di Virgilio il nojasse. Nè valeil dire, le varie lingue esser di varia natura.Perciocché le ragioni per cui giova rompertalora il verso con la sentenza vagliono egual-mente in ogni lingua.
Ma lasciando star questo, io dico che iltrascorrer talvolta con la sentenza dal secondoquadernario al seguente terzetto, e fermarlaa mezzo un verso, assai serve ad esprimereanche la grandezza dell’ affetto, mostrandocosì il poeta poco curarsi di comparir vago