358 RAGIONAMENTO
lingua in cui l’uom scrive ; sebbene, a’poetimassimamente , vuol concedersi di usar taloravoci aliene, o pigliandole da altre lingue, ofabbricandosene eglino a modo loro , o ri-chiamando ancora le già poste da lunghissimotempo in disuso, e quasi sepolte nell’obblio;perchè questo è comfe un pigliarle da altralingua.
Nè dovrà però il poeta , per mio avviso ,valersi d’una tal concessione , nè ardire diallontanarsi tanto dall uso del parlar comune ,se non rade volte, e allora solamente cheegli conoscerà poter piacere a gli ascoltantiun qualche ardimento. E quando pure vorràarrischiarsi, io lo consiglierei di non farlo maicon voci troppo strane, nè così rimote dallaconsuetudine, che o pel suono, o per altro,come che sia , dovessero offender le orecchie.Nè io direi mai : Venere bianchibrnccia, perdir: Venere che ha le braccia bianche; nèGiunone grandocchia, per dir: Giunone cheha grandi gli occhi. Non isfuggirei già didire: Apollo oricrinito, volendo dire cheApollo ha i capei d’oro ; nè il seno umidaz-zurro del mare, per significare insieme la qua-lità di esso e il colore ; perciocché parmi chele voci oricrinito, umidazzurro possano es-sere ricevute più volentieri dalle orecchie degl’ Italiani , che non bianchibraccia e gran-docchia.
Sebbene ha di quegli che amano introdurparole, eziandio le più forestiere e le piùstrane, confidandosi che, come le orecchiesi saranno ad esse avvezzate, piaceranno, I