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quali io consiglierei a non confidarsi tanto ;e vorrei che pensassero che la consuetudine,che potrà far piacere una volta cpelle lorparole così strane, non si introdurrà forse senon dopo il corso di molti anni ; e però po-trebbono i componimenti in cui le usano,dover indugiare troppo lungo tempo a pia-cere; al qual pericolo si espongono tuttiquelli che adoprano voci straniere non ancoraabbastanza approvate dall’ uso. E quindi èche dovrebbono, come poco sopra ho detto,adoprarle assai di rado; e quando le adope-rano, per entrare in quel pericolo con mag-gior animo, dovrebbono in tutto il restantedel componimento, usando sempre voci scel-te , ma proprie, mostrarsi peritissimi della lin-gua che parlano, acciocché, quando si partontalvolta da quella somma proprietà, paja checiò facciano più tosto per un certo vezzo,che per ignoranza della lingua loro.
Ora benché debba il poeta mettere qual-che studio nell’ uso delle voci straniere onuove , per isceglier quelle in cui sia minorpericolo, siccome ho fin qui detto, non èda creder per ciò che egli debba essere menoattento in quelle che sono proprie della lin-gua ; anzi dovrà esser sollecito anche a que-ste y scegliendo sempre le più nobili e lemigliori. Imperocché chi ben consideri unalingua, facilmente ritroverà altre parole diessa essere splendide e nobili, e star benea qualunque più grave e più maestoso ragio-namento; ed altre esser vili et abbiette, eappena degne d’essere profferite dinanzi ad