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Volume I.
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361
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QUINTO. 36 1

nha alcune che egli conosce per argomen-tazione , deducendoìe da principii loro, comesono le proposizioni de matematici ; ed altreche egli conosce non per argomentazione,ma per un certo senso interiore che le coseistesse eccitano nellanimo, senza che egli nesappia il perchè. E se noi considereremo at-tentamente le cose di eui ragionasi tuttol,noi troveremo esserne mollissime di questosecondo genere. Quante volte si dice ? vedetequella persona come è graziosa, come avve-nente] E chi ciò dice, a mal partito sarebbe,se egli definir dovesse in die consista lav-venenza e la grazia, e dimostrare con. argo-mento ciò che dice. Pur lo dice, perchè lemaniere istesse della persona di cui egli par-la , gl imprimon nell animo quel sentimentoche egli è solito di chiamar grazia et avve-nenza ; ha bisogno daltra ragione. Cosìpure alla fisonomia conosciamo gli uominilun dallaltro, e spesso alla voce sola c al-landare ; sapremmo render ragione di ciò.Essendo dunque che altre cose si conosconoper argomentazione, ed altre per un certointerior senso dellanimo, sarebbe uficio de-gno di un eccellente dialettico, allorché na-sce alcun dubbio, veder tosto di qual de idue generi sia la cosa di cui si dubita; per-chè se è di quelle che per argomentazion siconoscono, è lecito, anzi sta bene, e deechiedersi la ragione di ciò che altri dice; masè di quelle che non posson conoscersi cheper un certo sentimento interiore, è pazzacosa voler contendere, e bisogna in quel