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Volume I.
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364
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364 RAGIONAMENTO

l, t, le quali par clie sostengano la voceascoltate, laddove niente è che sostenga lavoce udite. E non è forse questa ragione dadisprezzarsi ; pure chi è che anche prima jliquesta ragione non senta, molto più bella enobil voce essere ascoltare che udire? Maper venire ad altro esempio , vedete, nelprimo sonetto del Bembo, i due ultimi versidel secondo quadernario, dove il poeta ri-volto alle Muse cosi dice:

Date a lo stil, che nacque de'miei danni,Viver, quand' io sarò spento e sotterra.

Quest ultimo verso quanto perderebbe, chiin luogo di spento mettesse morto, e dicesse?

Viver, quand io sarò morto e sotterra.

E similmente per la mutazione di una vocesola assai perderebbe lultimo verso di quelsonetto del Petrarca che incomincia:

Aura, che quelle chiome bionde e crespe,

dove rivoltosi il poeta ad un fiumicello, dicein ultimo :

Che non poss'io cangiar teco viaggio!

Poca grazia resterebbe a questo verso , se inluogo di cangiar dicesse mutar:

Che non poss io mutar teco viaggio !

E a me pur sembra che in quel sonetto si-milmente del Petrarca :

Quante fiate al mio dolce ricetto,