QUINTO. 367
mule si vede quanto sia necessario non so-lamente sceglier le voci, ma eziandio il sa-per ben disporle. E certo se queste disposi-zioni cadessero sotto alcune determinate regole,per cui potesse speditamente conoscersi qualidi esse fossero le migliori, non e alcun dub-bio che ciò sarebbe di grande ajuto a’poeti;ma io credo però che anche qui, piu che ildiscorso e la ragione, valer possa un certointerior senso dell’ animo , confermato dal-l’osservazione e dall’uso; laonde i più de iverseggiatori, leggendo spesso i poeti, perquella consuetudine apprendono, senza avve-dersene, qual ordine sia da darsi nel versoalle parole, e qual no. E se si avvezzano aleggere i poeti migliori, non si ingannano,dorrei bene che in leggendogli ajutassero ilgiudicio delle orecchie oon quello dell’ animo,e piacerebbemi che facessero uno studio, chepochi o niuno fa, il quale è questo. Io vor-rei, che maitre leggono il Petrarca , o ilBembo, o il Casa, o altro de’ più eccellenti ,si fermassero tratto tratto, e studiassero didire lo stesso sentimento con altre voci, odi dare alle medesime voci un altro ordi-ne ; imperocché paragonando poi quello cheavessero fatto eglino con quello che feceroque’gran poeti, a tal comparazione conosce-rebbono quanto quegli antichi fosser migliori,e quanto vaglia alla bellezza de’ versi non lascelta solo delle parole, ma l’ordine eziandioe la disposizione. E questo studio io credoche sarebbe utilissimo, massime a’giovani prin-cipianti.