QUINTO. 38 1
ira, gli starà bene un suono più aspro • e sevorrà vezzeggiare, un suono più dolce e piùsoave ; e se vorrà dimostrare semplicità e in-genuità d’animo, gli stara bene trascurarealquanto il suono, onde non paja che eglivi abbia posto cura. Così il Petrarca finisceil sonetto che scrive a Ceri, con que’ versi :
Così, dunque fa tu; dì io veggo esclusaOgni altra aita ; e 7 fuggir vai nienteDinanzi a ì ali che l signor nostro usa ;
ne’ quali versi poco diletto hanno le orecchie ,ma molto la mente che si compiace in quellasemplicità. E similmente ne gli alletti più vi-vi , sia di timore, sia di compassione o d’al-tro , disdirebbesi al poeta mostrar troppa curadel suono. Così veggiamo il Petrarca , cheincomincia un suo passionatissimo sonetto conquel verso:
Io pur ascolto, e non odo novella ;
e in quell’ altro che è pur pieno di teneris-simo affetto , e incomincia :
O misera et orribil visione,
chiude il secondo quadernario co’ due versi :
Or già Dio e natura noi consenta,
E falsa sia mia ti'ista opinione ;
i quali poco piaceranno a coloro che tengonl’animo chiuso a qualunque affetto, e nonporgono a i versi se non le orecchie. Ma giàdel suono ho detto più che io non volea ;forse ancora più che non volevate voi, ina