QUINTO. 383
maniere di dire non debba al presente ra-gionarvi, se non inquanto appartengono allostil lirico, e in questo istesso debba e vogliaesser breve , egli però mi conviene cominciard’alto, e dire alquante cose più generali, chenon che a lirici e agli altri poeti servir pos-sono , ma anche a prosatori, e più forse aprosatori che a poeti. Io dico dunque, chequelle maniere di dire che io pur ora hoaccennate, e che chiamerò frasi, possono fa-cilmente distinguersi in due specie; perchèalcune n’ha che son proprie della lingua, etalcune altre che non son della lingua, mail dicitore se le la egli. Movere il piede, farcammino, andare, sono frasi proprie dellalingua; e similmente innamorarsi d’alcuna,accendersi d’alcuna ; e similmente incominciara desiderare, venir in desiderio, entrar indesiderio; perciocché queste frasi si trovanocomunemente appresso gli scrittori. Al con-trario se uno per dire : il sole, dirà : il pia-neta che distingue V ore ; e per dire : vieti lasera, dirà: il sol bagna in mar V aurato car-ro ; e per dire : colei non può uscirmi dellamemoria, dirà : indi per Lete esser non puòsbandita, assai si vede queste esser frasi nonproprie della lingua, ma del Petrarca , ilquale non le prese dall’ uso del parlar to-scano , ma se le fece egli ; e come egli que-ste si fece, così altri potrebbon farsene dellealtre.
Avendo così divise le frasi in due spezie ,piacerebbemi divider di nuovo la prima, cbecomprende le frasi proprie della lingua, in