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Volume I.
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384
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384 ragionamento

due altre ; imperocché tra le frasi che sonoproprie della lingua molte se ne trovano cheson comunissime , in tanto che il popolo leha in bocca continuo; i bei parlatori peròle sfuggono , le hanno a vile ; anzi senzariguardo niuno se ne vagliono in ogni ragio-namento. Così andare a spasso , giucare allapalla, et altre simili, tanto si dicon dal po-polo , quanto da i ben parlanti. E questefrasi io le chiamerei volgari. Se ne trovanopoi dell altre che non sono tanto comuni, esol le usano i parlatori più colti e più gen-tili; e benché il popolo non le usi egli, aven-dole però udite molte volte , le intende ab-bastanza, le ha per istrane, se neoffende; anzi se ne compiace, come di coseche rade volte ascolta, a guisa die piaccionoi cibi che rade vòlte si gustano. E questefrasi, che son comuni solo a nobili dicitori ,

10 le chiamerei scelte. Però scelto mi parrà

11 dire : di lei s J accese, più tosto che : si in-namorò di lei; e il dire: ciò si vuol fare perdolce modo , più tosto che : ciò dee farsi condolcezza; perchè quelle prime maniere seb-bene il popolo non le usa del continuo, purle intende ; e non essendo uso di udirle cosìspesso, gli pajou belle, e ne ha diletto.

E certo che queste frasi, che abbiamo dette,proprie della lingua e scelte, illustrano gran-demente il discorso, inducendovi quel coloredi urbanità nobile e gentile che tanto fu com-mendato da Cicerone , e studiato anche danostri Italiani a quel tempo che scrisser bene.Per la qual cosa io vorrei che quelli che