386 ragionamento
leggessero i buoni autori della nazion loro,
che i cattivi delle altre.
Egli vi parrà forse, gentilissima signoraMarchesa, che io abbia fin qui parlato fuordi proposito, rivolgendo il ragionamento aprosatori, non a poeti, contra l’ordin vostro ;di che non vorrei che vi avesse preso sde-gno. Io però vengo subito a poeti ; e accioc-ché più facilmente mi perdoniate, vi esporròalcuni pensieri, per li quali intenderete chele cose fin qui dette riguardano anche i poe-ti, et appartengono a lirici più che altri noncrederebbe. Voi vel vedrete. Venendo dun-que a poeti, io dico a questo modo.
Se ad alcuno è permesso di allontanarsidalle frasi proprie della lingua, e formarsenedelle nuove, è ciò certamente permesso alirici; a i quali siccome è lecito pensare piùliberamente, e lasciarsi rapire da qualunqueoggetto lor venga all’ animo, purché abbiain se bellezza alcuna o maraviglia, così an-cora si concede loro maggiore ardimento nelformar le frasi, e trarle di lontano, e voi.gerle e piegarle come lor piace. E di questalicenza molto si valse Pindaro ; alquanto menoOrazio . Tra nostri il più animoso è statoforse il Cbiabrera, e il più felice; perchè ilPetrarca , siccome nel pensare, così anchenelle maniere del dire fu assai più ritenuto.
Io credo che entrerebbe in un pelago danon uscirne giammai chiunque volesse porlegge all’ ardimento de i lirici, e mostrar lorofino a qual segno seguir debbano il loro im-peto quei che vogliono imitar Pindaro , o