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Volume I.
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409
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PRIMA. 409

viva forza dalla natura , non le rivolgessero aquegli onesti piaceri che principalmente dallabellezza derivano, ornandone palagi e ville egiardini, e logge e stanze e gallerie , e tuttoche alla vita appartiene, io non so ( credoche essi pure lo sappiano ) a quale altro usole riserbassero. Il perchè io fermamente esti-mo, niente esser più valevole negli animiumani della beltà, la qual gli trae da tuttele parti così, che debban seguirla ancor nonvolendo. io ho mai potuto sgridar Paride tanto, quanto alcuni vorrebbono ; il quale ,secondo che dicon le favole, essendogli pro-messi varj doni dalle Dee, si lasciò vincerda quella che gli propose la beltà. E che al-tro giudicar poteva il reai giovinetto, avendodinanzi agli occhi tre Dee che tanto arden-temente non delle ricchezze, non della po-tenza , non della autorità, non del sapere,ma solamente della beltà contendeano ? Suvia , lasciamo dunque una volta da parte ilvile interesse, e cominciamo a giudicar dellecose con sentimento più nobile e pili magni-fico, e più generoso e più romano, et amiamogli oggetti come gli amò quel Dio che giàgli fece, a cui piacquero senza giovargli.

Perdonatemi, eccellentissimi Pittori , Scul-tori et Architetti chiarissimi, se io mi sonoesteso sopra questo argomento forse più lar-gamente di quello che convenivasi; percioc-ché lodando la beltà, io ho creduto lodarele arti vostre. Di fatti, se la beltà è pureda apprezzarsi tanto, quanto abbiamo detto( et è certamente ), in qual pregio aver si