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Volume I.
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424
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4 2-1 ORAZIONE

bellezza vera, anzi pur bellezza. E certa-mente è nelle cose una bellezza vera cheloro non si può togliere, e consiste in quelleperfezioni di cui ciascuna di loro è consti-tuita. La qual bellezza esser dee nelle crea-ture tutte, perciocché tutte da una eterna etimmutabile essenza per certa maravigliosa par-ticipazione derivano, dalla quale essenza, per-ciocché essa è perfettissima , non altro derivarpuò che perfezione e beltà. Ma non è già ditutte le creature quellaltra bellezza, appa-rente e falsa, la qual consiste non in altroche in un certo rapporto che hanno alcunecose verso i nostri sensi, mostrandosi loroquali non sono, e movendogli tuttavia pertal modo, che in noi sorga un ignoto masoavissimo sentimento, che chiamiamo pia-cere. Imperocché non volle già la natura chetutte le cose ci dessero questo piacere , mamolte ne fece che niuno ce ne danno ; e nesono ancor molte che nojano i nostri sensie gli rattristano. Quelle dunque che così soa-vemente ci muovono, e senza dare niuna fa-tica alla ragione ci dilettano, se appartengonoalla vista o alludito, le chiamiamo belle,non perchè in se belle sieno, ma quasi pergratitudine di quel dolce piacere che ne re-cano ; è ragione alcuna di dirle belle piùdi quel che sarebbe di dir belli i cibi, e glialtri oggetti dell odorato e del tatto , qualorne piacciono; i quali però giocondi e dilet-tosi si chiamano, non belli. E certamente nonpiacciono tali cose per alcuna vera et asso-luta bellezza che in se abbiano; poiché se