Band 
Volume I.
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425
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SECONDA. 4a5

così fosse, bisognerebbe che la stessa cosapiacesse a tutti e sempre, il che non è vero.E sappiamo che i filosofi hanno mostrato,che se in noi si mutasse quella disposizioneche abbiamo nenostri sensi, le cose che orasi chiamano belle, perciocché ne recano al-cun piacere, non più recherebbono un talpiacere, belle si chiamerebbono, quan-tunque esse in se non si mutassero ; onde sivede che quella bellezza per cui piacciono,e belle comunemente si dicono , non è ve-ramente in loro, ma sol ci apparisce.

Ora ciò presupposto , io domando a voi,benignissimi Ascoltatori, altro giudicio vo-glio , se non che il vostro : Qual bellezzaparvi egli che si consideri dalla filosofia , eda tutte quelle altre scienze che da essa' de-rivano ? Non forse quella bellezza vera cheveramente è nelle cose ed entra nell animo ,introdottavi dalla ragione, e manifestandosiet aprendosi all intelletto , e quindi riempien-dolo di una somma et ineffabil dolcezza ? Chealtro cercano, che altro studiano,, che altrobramano i filosofi, se non questa vera bel-lezza , allorché proponendo a se stessi alcunoggetto, e rivolgendolo in tutti i modi, lecagioni ne spiegano e i principi, e le qualitàe le proprietà tutte? E non è questo un cer-car veramente e studiare, et esprimere e rap-presentare la bellezza vera delle cose? Alcontrario quella bellezza che studiano, e contanta fatica cercano i pittori, gli scultori egli architetti, non è ella quella bellezza ap-parente e falsa, la qual non è nelle cose, e