426 ORAZIONE
che entra, non conosciuta dalla ragione, peinostri sensi, e insinuandosi quasi furtivamentenella parte inferiore dell’ animo , l’occupa diun ignobil piacere, di cui si maraviglia Tin-telletto , non sapendo donde egli venga, nècome, e tal volta ancor se ne sdegna ? Ilperchè molti filosofi sono stati che hannoescluso dalla repubblica i pittori e gli scul-tori, per ciò solo che vanno pascendo gliuomini di questa vana e lusingbevol bellezza,non senza pericolo della virtù. E Paride , chela antepose alla sapienza, ne fu ripreso nonsolamente dagli uomini, ma castigato severa-mente dagli Dii; che sebbene le Dee che gliapparvero, non della sapienza, ma della bel-lezza tra lor contendeano, non per questopero doveva egli credere che più la bellezzaapprezzassero che la sapienza, se già non leavea per sciocche et insensate. E sapeva benegli che non d’altro allor disputa vasi che diun pomo, che era il premio, non del saperema della beltà, e non alla più saggia dove-vasi ma alla più bella. La qual contesa seavessero quelle Dee stimata grave e degnadi loro , non F avrebbono sottoposta al giu-dicio di un uomo, nè cercatane la decisioneda un rozzo pastore, allevato tra le capannee negli antri del monte Ida. Nè io posso ma-ravigliarmi abbastanza, come questo dissolutoessendo sempre stato ripreso e condannatodagli uomini e dagli Dii, dopo lo spazio ditre mila anni trovasse jeri un lodatore nelCampidoglio. Ma tornando alla pittura, chinon vede, che cercando essa e studiando