SECONDA. /y_\rj
unicamente questa vana bellezza che non ènelle cose, ina solamente apparisce, quellapoi non cura che nelle cose veramente è ,et è vera ? E se questa non studia e noncura, io non so come possa dirsi che rap-presenti le cose e le imiti, poiché l’imitarlee il rappresentarle altro non e che imitare erappresentare quella bellezza vera che in lorhanno. E s’egli è pur da concedersi quelloche moltissimi e sapientissimi filosofi insegna-no , e ciò è che i colori non sieno già ne’cor-pi , ma sol tanto appariscano, voi ben vedeteche nulla del corpo ci rappresenta la pittu-ra , la quale non ce ne mostra che il colore.E perchè dunque imitatrice della bellezzade’corpi si chiama? anzi perchè imitatrice?
Voi forse vi maraviglierete, Uditori, diquesto mio detto; nè senza qualche ragione,essendovi impressa nell’ animo certa dìflini-zione che i pittori sogliono addurre della lorarte , dicendo eh’ ella sia una facoltà d’imitarle cose coi colori, affine di dilettare; la qualdiffinizione , perciocché a prima vista par ve-ra, nè è stata da verun filosofo fino ad oraesaminata , si tien da tutti. Ma se voi consi-dererete così un poco quello che i pittorifanno , facilmente conoscerete questa lor dif-finizione dover esser falsa. Di fatti se la pit-tura fosse un’arte di imitare affine di dardiletto , non doverebbe il pittore prendere aimitare se non quelle cose, le quali imitateessendo perfettamente, che è lo stesso chedire, parendo vere, dovessero dilettarne. Ese ciò fosse , non mai vorrebbe alcun pittore