4-28 ORAZIONE
dipingere o la morte di Adone, o il piantod’Ecuba, o la fuga di Enea , o altre talitristezze, le quali se fossero perfettamenteimitate e paresser vere , chi potrebbe soffriredi averle continuamente dinanzi agli occhi ?E se i dottissimi e grandissimi pittori le hannopur dipinte , adornandone le gallerie e le sa-le , et hanno con ciò voluto recar diletto airiguardanti, bisogna ben dire che ad altrointendessero che a perfettamente imitarle. Etio jeri mi maravigliai grandemente di quelprostro , per altro accorto, Oratore, il qualeavendo detto che la pittura, la scoltura el’architettura per lor primaria instituzione imi-tano le opere della natura , tosto soggiunse,che ancor le superano ; il che sarebbe un di-fetto grandissimo, se per lor primaria insti-tuzione imitar le dovessero. E veramente mifece alcun poco ridere là, dove non ritro-vando di quali cose fosse l’architettura imi-tatrice , si volse a dire eh’ ella imita l’eternàet immutabil beltà. Qual arte ha, o qual di-sciplina, Uditori, non dirò tra le più nobilie liberali, ma tra le pivi vili e plebee, laqual facendo alcun suo lavoro, noi faccia si-mile ad una di quelle idee eterne et immu-tabili che la natura prima di ogni tempo formòin se stessa , acciocché fossero gli esemplaridi tutte le cose che poi dovesser formarsinel tempo avvenire fuori di lei? E se ba-stasse imitar qualche idea perchè un’ arte do-vesse dirsi imitatrice, già dir si dovrebbonoimitatrici tutte le arti. Ma noi dicendo cheun’ arte imita et è imitatrice, non intendiamo