44^ ORAZIÓNE
credono non essere ne’ corpi alcun colore ;qual cosa dunque, dice egli, ci rappresentadei corpi la pittura, la qual non altro diecolori ci mostra nelle sue tavole? Come segli stessi filosofanti, non assegnando alcuncolore ai corpi, ne assegnassero poscia alcunoalle tavole ; le quali per questo appunto sifanno e dicono simili ai corpi; perchè siccomei corpi non hanno niun colore, e pur mostrandi averne, e con questo si dispongono a pia-cere e ne piacciono ; così le tavole si formanodai dipintori per tal modo, che non avendoniun colore, mostrano tuttavia di averne,come i corpi, e come i corpi ne piacciono.E questo non è imitare i corpi e la bellezzaloro ? Ma ecco un’ altra bella ragione dell’ Av-versario. Se la pittura fosse un’arte di imitarele cose affili di recar diletto, ( che così suoldirsi nella diffinizion sua ) ne seguirebbe chenon dovesse il pittore dipingere se non quellecose, le quali essendo perfettissimamente imi-tate, cioè parendo affatto vere, ne recasserdiletto; e così non dovrebbe mai dipingerenè la morte di Adone, nè il pianto cl’Ecuba ,nè altra tale tristezza. Il che pur fanno tuttodì i dipintori ; onde ne viene che la pitturanon sia arte di imitare, come dicono. La qualragione dalla pittura può anche alla scolturain qualche modo trasferirsi ; ma niente valenè in quella nè in questa ; perciocché sonoe l’una e l’altra arti di imitare, non già af-fine che le cose imitate rechin diletto, maaffine che rechi diletto l’imitazione , la qualpiace eziandio nelle cose che non piacciono.
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