Band 
Volume I.
Seite
449
JPEG-Download
 

TERZA.

E quindi è, che moltissime volte si commen-dali le tavole e le statue grandemente per unacerta facilità e franchezza, con cui mostranodi essere^ state fatte ; la qual facilità e fran-chezza non è delie cose imitate, ma dellaimitazione stessa; e in quelle non si consi-dera , si considera in questa e si loda. E secosi non fosse , bisognerebbe anche dire chemal facessero i poeti, qualor producono nelorteatri o 1 acciecamento di Edipo , o il sacrifi-cio di Ifigenia , o quelle altre studiate malin-conie ; le quali se paressero del tutto vere,non sarebbe chi potesse soffrir di vederle; eperò se ne soffre , anzi ne piace grandementee diletta limitazione. Che se fosse ( saràperò mai ) limitazione perfettissima, iptantoche facesse tener per vere le cose imitate,verrebbe ella in tal caso del tutto a nascon-dersi, e, come cosa nascosta, cesserebbe dipiacere; e allora, per voglia pur di piacere,desidererebbe di essere scoperta da alcuno,come vaga e graziosa donna che si nasconde,e nascondendosi, desidera tuttavia esser veduta.

Che diremo poi della architettura , che ilnostro Avversario non vuol concedere che siaimitatrice per niun conto, dicendo che peressere imitatrice, non basta che faccia i suoilavori simili e conformi a qualche eterna idea,poiché ciò fanno tutte le arti ; ma bisognache gli faccia simili a qualche opera della na-tura. E certo non basta che faccia i suoi la-vori simili ad altra cosa. Che potrei ancorio per ventura fare un vaso similissimo aduno che fosse in India , e che io non avessiZanotti F. M. Voi /. 29 t

r-l