TERZA. 451
Aristotele e di Platone , se non credessi chefosse anche più illustre , essendo di Rafaello.E quindi è, che il pittore e lo scultore imi-tando le opere della natura, talvolta anchele superano; perciocché non le imitano perimitarle, ma si servon di loro per imitarquelle idee che soli di loro più perfette; lequali avendo imitate la natura altresì, allorachèformò l’universo, ben si dice essere la pitturae la scoltura più tosto emule di essa che imi-tatrici, e gareggiar più tosto con lei e con-tendere che imitarla.
E se le eccellentissime e maravigliose artidella pittura, della scoltura e della architet-tura seguono pure , e studiano e rappresen-tano , non le cose che con gli occhi veggia-mo, ma le idee che veggiamo fcòn l’animo,e che sono assai più perfette di quelle ; chinegherà poter esse rappresentare ancora , nonche le passioni e le virtù umane, ma le formeistesse eterne et immutabili? Perciocché che-vaie il dire , queste cose non esser corpi, ela pittura e la scoltura non altro poter rap-presentarci se non corpi? Il che se fossevero, non potrebbono queste arti seguir mai,nè rappresentare nè imitare alcuna idea ; im-perocché quale idea è che sia corpo ? Oh,dirà alcuno, come potrebbe un corpo asso-migliarsi a ciò che non è corpo , e figurarnein se et esprimerne le qualità ? Io non vo-glio , o Romani, abusarmi della pazienzavostra, nè entrar qui ora nelle sottilissimecontemplazioni de i metafisici; nè credo chefaccia d’uopo. Solo domando io, se questibellissimi e vaghissimi corpi che adornano il