452 ORAZIÓNE
Inondo , e di cui la natura volle riempierel’immensità degli sp>azj , siano simili ad al-cune di quelle idee che , standosi per tuttal’eternità nella mente del sapientissimo Ar-tefice , aspettavano , e , per così dire, chie-deano di essere una volta rappresentate fuoridi essa et espresse. E se pur son simili, comeion-certamente, a quelle idee, io domandopoi, se tali idee, a cui questi corpi son si-mili , siano corpi esse. Era ella un sole quellaidea a cui fu fatto simile il sole ? E quelleidee a cui si rassomigliarmi le stelle, eranoforse stelle ? E gli alberi e gli uomini e glianimali, essendo pur simili alle loro idee,diremo noi che quelle idee fussero uomini etalberi et animali, e non più tosto formeastratte et incorporee , a cui però furono fattii corpi simili? Nè esse di questa similitudinesi vergognarono, la quale nobilita il corpo,nè sminuisce punto la lor bellezza e dignità.E per qual similitudine, e con quale accop-piamento , o per qual modo potrebbe smi-nuirsi in esse la lor perfezione , se è ciascunadi loro la sua perfezione medesima? Che benpuò mancar la beltà a queste cose che l’hannoavuta in dono, ma non già a quella che èla beltà stessa, et ebbe da se medesima l’es-ser bellissima.
O sovrane, o maravigliose, o ineffabili Idee,Cui per intendere perfettamente bisognerebbeessere una di voi ! E fu ben vostro dono,allorché Socrate di voi s’accorse, e mostrovvia Platone et a gli altri avventurosi suoi di-scepoli. Chi di noi può spiegare, anzi purpensare, quanta sia l’autorità, e fin dove