LETTERE
Bologna gli piace; e il viaggio da Venezia aqua non è impresa così grande da pensarvisu molto , o piuttosto il vi ggio di qua a Ve-nezia ; giacché veggo che qualche invidia vipunge. Egli certo vi vedrebbe così volentieri,che nulla più. Questo dico con verità e senzainvidia. Quando il lasciai, il lasciai che quasinon era più altro che poeta , ed avea l'attoun bel sonetto all’Ahate Conti, che molto1’ avea lodato , ed era degno d’esser lodatoeziandio dagli altri. Se egli si rimarrà in Ve-nezia , non fia poco che si conservi poeta.Ma spero bene che dappertutto si conserveràtutto nostro. Qui si fece 1 ’ altra mattina l’Ac-cademia nostra, e questa mattina quella si èfatta dei pittori. L’Istituto fiorisce al giudi-ciò degli altri molto, al mio non molto. Ma
10 che ho temuto per tanto tempo nojarvicon la moltitudine delle mie lettere, oramai
11 faccio con la lunghezza. Tenetemi racco-mandato a Sua Eminenza il sig. CardinaleDavia, ed a Monsignor Leprotti senza fine.Salutate Emaldi e gli altri amici, ed acco-mandatemi a voi stesso ’ ma sopra tutto statesano, e tornatevi quanto prima a noi. Bolo-gna , 16 luglio 1732.
Io non vi ho scritto per così lungo tempo,clie me ne vergognerei, se non mi vergo-gnassi anche piu di recarvi incomodo inutil-mente. Sappiate tuttavolta che io non lasciodi pensare a voi cui tanto debbo, e di cui