LETTERE
di certi avi tori, per la quale più non si ri-corda che tutti gli uomini sono pazzi, e tuttele cose umane sono pazzie. Io non sapendoche altro lare, mi sono dato alla pazzia del-l’idioma greco , ed ora leggo Anacreonte ;sicché voi venendo a Bologna , mi trovereteun matto d’ un nuovo genere. Ma qualunqueio mi sia , sarò sempre tutto tutto tutto vo-stro. Qui ho di voi parlato assai non solo incasa Algarotti, ma eziandio con l’Abate Contie con gli altri letterati, che non sarebbonoletterati se non conoscesser voi e non parlas-se!’ di voi. State sano, e salutatemi gli amici-,Venezia , 7 febbraro 1733.
Se io non avessi altra ragione di scriverviche gli spessi saluti vostri, de’quali uno ebbiin Venezia dal nostro Clieeco, ed altri poimolti dalle vostre sorelle e da mio nipote,ciò basterebbe perchè io non lasciassi di scri-vere, massimamente dopo sì lungo intervallo:ma avendovi tante altre obbligazioni, e senzaciò, desiderando pure saper novelle di voi davoi medesimo, non ho potuto far sì di noqinviarvi due righe, le quali spero che vi giun-geranno in Roma prima che voi ne partiate.Così dico, perchè qui si comincia oramai acreder da molti ciò che si desidera grande-mente da' tutti’, voglio dire, che voi siate perritornar quanto prima. Il che se desideri ioDio il sa , che non veggo 1 ’ ora che voi ve-niate • e^se il desidero io, noi desidera pepò