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Volume I.
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487
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LETTERE

di certi avi tori, per la quale più non si ri-corda che tutti gli uomini sono pazzi, e tuttele cose umane sono pazzie. Io non sapendoche altro lare, mi sono dato alla pazzia del-lidioma greco , ed ora leggo Anacreonte ;sicché voi venendo a Bologna , mi trovereteun matto d un nuovo genere. Ma qualunqueio mi sia , sarò sempre tutto tutto tutto vo-stro. Qui ho di voi parlato assai non solo incasa Algarotti, ma eziandio con lAbate Contie con gli altri letterati, che non sarebbonoletterati se non conoscesser voi e non parlas-se! di voi. State sano, e salutatemi gli amici-,Venezia , 7 febbraro 1733.

16. Al medesimo a Roma .

Se io non avessi altra ragione di scriverviche gli spessi saluti vostri, dequali uno ebbiin Venezia dal nostro Clieeco, ed altri poimolti dalle vostre sorelle e da mio nipote,ciò basterebbe perchè io non lasciassi di scri-vere, massimamente dopo lungo intervallo:ma avendovi tante altre obbligazioni, e senzaciò, desiderando pure saper novelle di voi davoi medesimo, non ho potuto far di noqinviarvi due righe, le quali spero che vi giun-geranno in Roma prima che voi ne partiate.Così dico, perchè qui si comincia oramai acreder da molti ciò che si desidera grande-mente da' tutti, voglio dire, che voi siate perritornar quanto prima. Il che se desideri ioDio il sa , che non veggo 1 ora che voi ve-niate e^se il desidero io, noi desidera pepò