LETTERE
Campidoglio il giorno 26 maggio , che è seguitoal 20 in cui fu da me recitata l’orazionemia ; che essa comincia : Io non voi'rei pa-rervi , o Romani ec., e finisce: acciocché mag-giormente risplendesser le vere. Il propositodi questa orazione si è di mostrare che qnel-l 1 altra mia è tutta piena di fallacie e tuttafalsa. Si dimostra, che se alcune scienze hannobisogno della pittura, per questo istesso lapittura è inferiore ad esse. Si sostiene che lealtre discipline studiano e cercano la bel-lezza delle cose , e la rappresentano più chenon fa la pittura- anzi si fa vedere che lapittura non rappresenta punto la bellezza dellecose, e non le imita in modo alcuno, nè èin modo alcuno da dirsi arte di imitare 5 ese non imita , nè rappresenta i corpi, moltomeno poi le cose spirituali e le forme astrat-te. Si rifiutano quelle ragioni che io addussiper iscusar Paride , e si spiega in altro modoil desiderio che ebbe Socrate o Platone chela virtù potesse cadere sotto gli occhi nostri $e si sostiene che le forme corporee, aggiun-gendosi alle incorporee , le avviliscono. Voisapete oramai tanto di questa orazione, che benintendete essa essere una inezia , e ( quelloche voglio io ) potete mostrarvene informatoa Monsignore. Se non fosse o troppo grantedio o troppa spesa il farne più copie , neavrei mandata una anche a voi, quando laspesa della posta non mi avesse trattenuto.Ma spero che la vedrete ; lo desidero certa-mente , come anche desidero che la vegganoil Canonico Ercole et Eustachio , per sentirne